37) Merleau-Ponty. L'esperienza della contingenza.
Il nostro tempo ha fatto pi di qualsiasi altro l'esperienza della
contingenza. Anche il progresso non ha necessit metafisica.
M. Merleau-Ponty, L'homme et l'adversit [L'uomo e l'avversit,
1951], in Signes, Gallimard, Paris, 1960, traduzione italiana di
G. Alfieri, Il Saggiatore, Milano, 1967, pagine 310-317.
Se per finire dovessimo dare una formula filosofica alle nostre
osservazioni diremmo che il nostro tempo ha fatto e fa, forse pi
di qualunque altro, l'esperienza della contingenza. Anzitutto,
contingenza del male: all'inizio della vita umana non c' una
forza che la spinga verso la rovina o il caos. Viceversa, come
abbiamo visto, ogni gesto del nostro corpo o del nostro
linguaggio, ogni atto della vita politica, tiene conto
spontaneamente dell'altro, e si supera, in quel che ha di
singolare, verso un senso universale. Quando le nostre iniziative
rimangono invischiate nel corpo, nel linguaggio o in questo mondo
smisurato che ci  dato da finire, non  perch un genio maligno
ci opponga le sue volont: si tratta solo di una specie di
inerzia, di una resistenza passiva, di un venir meno del senso: di
una avversit anonima. Ma anche il bene  contingente.
Non si dirige il corpo reprimendolo, n il linguaggio ponendosi
nel pensiero, n la storia ricorrendo continuamente a giudizi di
valore: si deve sempre sposare ognuna di queste situazioni, e
quando esse si superano, lo fanno spontaneamente. Il progresso non
ha una necessit metafisica: si pu solamente dire che molto
probabilmente l'esperienza finir per eliminare le false soluzioni
e per uscire dai vicoli ciechi. Ma a che prezzo, attraverso quante
deviazioni? In linea di principio non  neppure escluso che
l'umanit fallisca cammin facendo, come una frase che non arriva a
compiersi.
Certo, l'insieme degli esseri conosciuti con il nome di uomo e
definiti dai noti caratteri fisici hanno anche in comune un lume
naturale, una apertura all'essere che rende le acquisizioni della
cultura comunicabili a tutti e a essi soltanto. Ma quel bagliore
che troviamo in ogni sguardo detto umano, lo vediamo nelle forme
pi crudeli del sadismo non meno che nella pittura italiana. Ed 
esso a far s che tutto sia possibile da parte dell'uomo, e sino
in fondo. L'uomo  assolutamente distinto dalle specie animali, ma
proprio in quanto non ha una dotazione originale ed  il luogo
della contingenza, ora sotto forma di una sorta di miracolo, nel
senso in cui si  parlato del miracolo greco, ora sotto forma di
una avversit senza intenzioni. La nostra epoca  altrettanto
lontana da una spiegazione dell'uomo mediante l'inferiore che da
una spiegazione mediante il superiore, e per le stesse ragioni
spiegare la Gioconda con la storia sessuale di Leonardo da Vinci e
spiegarla con qualche influsso divino di cui Leonardo sarebbe
stato lo strumento, oppure con qualche natura umana capace di
bellezza,  in ogni caso cedere all'illusione retrospettiva,
anticipare la realizzazione di ci che  valido -  misconoscere
il momento umano per eccellenza, quello in cui la vita intessuta
di contingenze si ripiega su se stessa, si possiede e si esprime.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 374-375.
